Il rilancio “etico” del mercato interno può (ri)partire da Norcia?

di Massimo Bartoli

Nel corso di alcuni eventi organizzati per i 60 anni dei Trattati di Roma, numerose organizzazioni della società civile sono state protagoniste di forum e dibattiti pubblici volti a chiedere un mutamento dell’approccio economico dell’UE ed un rilancio della componente sociale del processo di integrazione. Tuttavia, nulla di nuovo sotto il cielo d’Europa. Infatti, tali tematiche sono da tempo al vaglio delle istituzioni di Bruxelles per almeno due motivi: il consolidamento degli aspetti sociali dell’innovazione nella strategia “Europa 2020” e la risposta anti – crisi per la ripresa di occupazione e sviluppo. In buona sostanza, la ricerca di nuove proposte “dal basso”, di idee innovative di “economia del territorio” che possano dare slancio alla ripresa continentale, armonizzandosi con le normative e le politiche europee dettate sia in tema di concorrenza che di coesione sociale e territoriale. Testimonianza tangibile di una nuova attenzione posta, anche a livello istituzionale, a nuovi ed alternativi scenari di mercato che, in modo complementare, possano affiancarsi al modello liberista positivizzato con i Trattati istitutivi.

Solo per citare alcuni tra gli esempi più recenti, si ricorda come una delle sette “iniziative faro” di Europa 2020 è stata...

di Cristina Montesi

L’Economia Civile è quel filone di pensiero economico, tutto italiano, riscoperto dal Prof.S.Zamagni, dal Prof.L.Bruni, dal Prof.L.Becchetti, che enfatizza il ruolo che la “città” svolge per la nascita ed il funzionamento del mercato che è incastonato in essa (di qui la denominazione  “Economia Civile”), discostandosi dalla visione dell’economia tradizionale che concepisce i mercati come entità autonome ed astratte avulse dalla società. Per “città” si intende metaforicamente il cosidetto capitale sociale, ovvero l’insieme di relazioni che si instaurano tra persone che hanno la caratteristica di aumentare il grado di fiducia esistente tra le stesse e che connotano stabilmente una data comunità all’insegna della coesione sociale.  Il capitale sociale non è generato da relazioni impersonali, strumentali ed anaffettive come quelle di mercato, ma da fratellanza, ovvero da relazioni sociali identitarie, disinteressate, empatiche come quelle che caratterizzano i beni relazionali (amicizia, amore, partecipazione attiva alla vita comunitaria e politica) . Va anche rimarcato che i beni relazionali si cementano attraverso un tipo particolare di dono, quello effettuato all’insegna della reciprocità.
I beni relazionali producono il capitale sociale, il capitale sociale rende a sua volta...

di Mattia Emili

Come si sta sviluppando la Sharing Economy a livello locale, in particolare nel Comune di Terni?
"Da questo punto di vista il nostro territorio è un tessuto vivo, c’è grande curiosità su questo tema e ci sono stati i primi tentativi di ‘co-working’ e ‘living lab’ (condivisione di sviluppo tra il pubblico ed il privato). In particolare, per ora, la sharing economy è stata maggiormente applicata nel settore privato: abbiamo ravvisato una difficoltà al cambio di mentalità, che vede attualmente soprattutto iniziative volte al raggiungimento del vantaggio piuttosto che della condivisione sociale".

Quali sono i progetti in atto e quelli futuri, sia per quanto riguarda il settore imprenditoriale che quello sociale?
"Le istituzioni territoriali si sono impegnate su due progetti. Il primo è quello dell’amministrazione condivisa, che riguarda direttamente i Beni Comuni. Siamo di fronte ad una democrazia partecipativa, in quanto un Ente Pubblico si apre con il territorio e si concretizza la collaborazione tra esso e l’Amministrazione, superando così l’approccio autoritativo. Un esempio concreto è rappresentato dai patti di collaborazione, che portano il cittadino privato le istituzioni ad una relazione paritaria: avviene dunque una condivisione di scelte e di responsabilità. E’ importante sottolineare come non vi sia una sostituzione del cittadino alle Istituzioni, ma un’...

Di cosa si occupa precisamente il Cesvol e cosa ci puoi dire sui Beni Comuni a Terni?
"Noi del Cesvol crediamo in una società civile e che il Bene Comune debba essere valorizzato da tutti. Abbiamo attuato dei Patti di Collaborazione con l’Amministrazione su tutta la provincia di Terni e siamo a supporto delle associazioni che vogliano collaborare. Il nostro servizio riguarda soprattutto quello di assistere le associazioni e fare da filtro tra le stesse e l’Amministrazione".

Quali sono degli esempi concreti di patti di collaborazione e di Beni Comuni?
"Un esempio di patto di collaborazione con l’Amministrazione comunale  è il Laboratorio Sociale “Familiarizzando”, uno spazio dove le famiglie si possono incontrare per sostenersi a vicenda, a fronte dei problemi legati alla normale vita quotidiana e al tempo stesso per ricercare insieme risposte e soluzioni.
Abbiamo in cantiere un ulteriore progetto pilota molto interessante: l "Operaio Sociale". Il progetto spazierà in vari campi, come quello della cura del verde, la tutela dei diritti dei cittadini, il recupero e la messa in sicurezza di quartieri abbandonati, secondo un sistema di auto mutuo aiuto. Questa figura dunque ha l’obiettivo di trattare anche i problemi personali del singolo cittadino e metterlo in contatto con degli specialisti o con altri semplici cittadini che hanno vissuto la stessa situazione e che quindi potrebbero dare un aiuto in prima persona.
Infine sta per...

Economia collaboratova e orti sociali
L'economia collaborativa può e deve essere un punto di forza per la crescita dei piccoli territori. L'importanza della sharing economy è stata riconosciuta anche dagli organi dell'UE che puntano a favorire l'utilizzo di tale politica negli Stati membri. Ciò però non deve avvenire solo a livello macro ma è realizzabile anche a livello territoriale. In merito molto significative sono le parole del presidente del Cesvol, Lorenzo Gianfelice, il quale parla dell'importanza strategica dell'economia collaborativa per lo sviluppo del territorio. "Il nostro territorio è in crisi - spiega il presidente Gianfelice - e l'economia è ormai ristagnante da troppi anni. Per questo motivo ogni forma di economia che possa aiutare a risollevare la situazione andrebbe realizzata. Tra le più propositive c'è l'economia collaborativa e come in ogni cosa ci sono grandi difficoltà per concretizzarla, ma culturalmente penso che la città di Terni sia pronta a fare un passo simile. Le principali criticità sono derivanti dalla crisi in quanto trovare chi possa investire nella sharing economy è arduo, ma non va persa la spinta di una cittadinanza volenterosa. Un passo decisivo sarebbe quello di ritornare al volontariato puro visto che negli ultimi anni, a causa proprio della crisi, le varie associazioni hanno iniziato a basarsi sulla concessione di piccole retribuzioni verso i propri associati impegnati nelle...