In questo spazio possono essere consultati approfondimenti sul rapporto tra Unione Europea e territorio regionale. Si tratta di articoli, servizi e interviste prodotti del laboratorio redazionale a cui partecipano i tirocinanti dei Dipartimenti di Scienze Politiche e di Economia nell'ambito del progetto l'Europa a casa tua – FISE Terni. Il Progetto è un'esperienza pilota di formazione e comunicazione dell'Europa promosso da Europe Direct Terni e dall'Università di Perugia (Dipartimenti di Scienze Politiche e di Economia). I partecipanti al tirocinio FISE Terni prendono parte ad un laboratorio redazionale dove vengono supportati e collaborano con giornalisti professionisti, docenti di diritto europeo ed esperti di progettazione europea. I tirocinanti entrano in contatto con le istituzioni europee ed i maggiori strumenti online di informazione sui temi europei, imparano ad elaborare contenuti giornalistici per il web legati all’Unione Europea e di particolare interesse per il territorio. I partecipanti al laboratorio hanno la possibilità di contribuire ai contenuti del sito web e della rete social del Centro Europe Direct Terni, di gestire rubriche radiofoniche specializzate e inoltre, i loro elaborati saranno visibili nei maggiori siti di informazione online della regione. Tutti i prodotti giornalistici (articoli, dossier ed approfondimenti, video, prodotti radiofonici, ecc.) elaborati nell'ambito del laboratorio, verranno di volta in volta aggiornati in questa pagina.

Fise Terni è un laboratorio redazionale in collaborazione con Università di Perugia-Dipartimenti di Scienze Politiche e di Economia sede di Terni.
Redazione:
Irena Kalibytzeva, Riccardo Tommasi, Mattia Emili, Silvia Bonifazi: tirocinanti
Sara Nobili (giornalista e comunicatrice Edic Terni), Patrizia Mancinelli (comunicatrice Edic Terni), Erika Ottavi (AEDE sede di Terni), Prof. Mario Pagliacci (collaboratore scientifico): responsabili laboratorio redazionale
Gian Luca Diamanti: coordinatore giornalista
Prof. Fabio Raspadori (Scienze Politiche), Dott. Massimo Bartoli (Scienze Politiche), Dott.ssa Cristina Montesi (Economia): responsabili scientifici

L’Unione Europea è pronta ad utilizzare parte del proprio bilancio per sostenere la ricostruzione delle aree colpite dai terremoti dell’Italia centrale. Lo riporta un comunicato ufficiale UE da Bruxelles del 30 novembre scorso. Ci saranno quindi importanti risorse utilizzabili, che si aggiungono a quelle che l’Italia potrà tenere fuori dal Patto di Stabilità, per il ripristino dei danni provocati dal sisma.

La Commissione ha annunciato l’erogazione di una prima tranche da 30 milioni, derivanti dal Fondo di Solidarietà (FSUE), previsto per gravi catastrofi naturali. E’ importante ricordare che il FSUE non può coprire i danni ai privati, bensì solamente quelli non assicurabili (come interventi di primo soccorso, infrastrutture e beni culturali). L’importo di 30 milioni è il massimo previsto a titolo di anticipo per uno Stato membro, mentre al termine della valutazione dei danni da parte del Paese interessato, il Parlamento e il Consiglio...

di Riccardo Tommasi
Il Bilancio dell’Unione Europea si fonda soprattutto sui dazi doganali imposti sui prodotti importati nell’Unione, da una parte dell’IVA applicati a beni e servizi in tutta l’UE ed altri contributi versati dagli Stati membri in base alla propria ricchezza. Questi fondi rientrano in un quadro finanziario pluriennale, nel quale vengono fissati gli importi massimi di spesa nei vari settori; il periodo considerato dura generalmente 7 anni. I fondi compresi nel bilancio vengono impiegati in settori di interesse comune, come le reti di trasporto, energetiche e di comunicazione tra i paesi, la protezione dell’ambiente, l’economia, la ricerca e lo sviluppo. Il Bilancio viene proposto dalla Commissione europea, mentre deve essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento; la Commissione deve altresì informare gli altri due organi su come sono state spese le somme, sottoponendosi poi anche al controllo della Corte dei Conti europea.

E’ la stessa Commissione, insieme ai singoli Stati membri, a darne esecuzione. Una parte del bilancio viene adottato per far fronte agli obblighi che l’UE ha nel resto del mondo, in particolare: la promozione dello sviluppo sociale ed economico, il mantenimento della pace e gli aiuti per le vittime di catastrofi e conflitti. La somma del bilancio nel 2015 è stata di 145 milioni, rappresentante circa l’1% della ricchezza annuale generata da tutti gli Stati UE.

di Irena Kalibytzeva
Il Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE), istituito nel 2002, offre un aiuto finanziario agli Stati dell’Ue colpiti da grandi catastrofi naturali se il totale dei danni diretti causati supera i 3 miliardi di euro, o, in caso di importo inferiore, se supera lo 0,6 % del reddito nazionale lordo. L'intervento dell'FSUE si concretizza nella forma di una sovvenzione proposta dalla Commissione a seguito della domanda presentata dallo Stato interessato entro 12 settimane dalla data della catastrofe. L’aiuto finanziario dovrà essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo per poter  integrare i fondi pubblici stanziati dallo Stato beneficiario.

Tale sovvenzione serve per far fronte ai danni non assicurabili riferibili quindi ai primi soccorsi, alle infrastrutture e ai beni culturali. Le risorse non possono essere utilizzate per risarcire i danni subiti dai privati. Una volta resi disponibili gli stanziamenti, la Commissione conclude un accordo con lo Stato beneficiario e versa la sovvenzione. La riforma del 2014 ha introdotto la possibilità per gli Stati membri di chiedere il versamento di un anticipo che non può superare il 10 % dell'importo totale del contributo finanziario previsto a titolo dell'FSUE ed è limitato a 30 milioni di euro.

Lo Stato beneficiario è responsabile dell'utilizzo della sovvenzione e della verifica di come viene spesa. Non è ammesso il doppio finanziamento e spetta allo Stato beneficiario garantire che...

di Silvia Bonifazi
E’ del 30 novembre la comunicazione pervenuta da Bruxelles riguardante le operazioni di ricostruzione legate ai terremoti degli ultimi mesi. Il Commissario europeo alle Politiche regionali Corina Cretu, intervenendo in un dibattito al Parlamento europeo, ha proposto di modificare il regolamento sulla politica di coesione 2014-2020 e introdurre la possibilità di finanziare totalmente la ricostruzione, compreso il restauro del patrimonio culturale col Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). I cittadini ed i loro rappresentanti hanno ben accolto la notizia: “è anche un bel segno di attenzione che fa bene all'Unione europea, dando il senso di un'Europa solidale e più vicina ai cittadini, che poi è quella per cui tutti ci battiamo" ha affermato il Presidente della Provincia di Rieti.

Va ricordato che i fondi Fesr non possano contribuire alla ricostruzione di unità abitative in quanto si sviluppano su quattro assi ben precisi: innovazione e ricerca, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese ed economia a basse emissioni di carbonio. Gli uffici della Regione Umbria confermano le dichiarazione della Cretu e stanno già lavorando alla rimodulazione quantitativa dei Fondi Fesr che rimarranno a disposizione delle imprese, della competitività, della sicurezza delle attività economico-produttive. Per la ricostruzione delle abitazioni si dovrà dunque contare su risorse interne (si veda il...

di Mattia Emili
Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, più comunemente conosciuto come FESR, è uno dei fondi strutturali dell'UE. È lo strumento principale della politica regionale ed è gestito dal Commissario europeo per la politica regionale. Il FESR è stato istituito per correggere gli squilibri che sorgono tra regioni e il suo utilizzo si concentra su quattro principali tematiche: innovazione e ricerca, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese, economia a basse emissioni di carbonio. Le risorse del fondo vengono stanziate a favore di queste quattro priorità in base alla categoria a cui appartiene la singola regione. In quelle più sviluppate, come l’Umbria, almeno l'80 per cento dei fondi deve concentrarsi su almeno due priorità, con il 20 per cento che va destinato in modo specifico a progetti inerenti l'economia a basse emissioni di carbonio. Nelle zone con meno sviluppo le due quote scendono. Almeno il 5 per cento delle risorse FESR invece è destinato ad azioni mirate a ridurre i problemi economici ed ambientali nelle aree urbane. Le aree svantaggiate dal punto di vista geografico e quelle più periferiche ricevono un trattamento particolare.
Lo stanziamento del FESR rientra nei POR (Programma Operativo Regionale) e per la Regione Umbria nel periodo 2014-2020 sono stati messi a disposizione 356.293.204 euro così divisi: 28,6% ricerca ed innovazione; 9% crescita digitale; 24% competitività delle PMI; 15,7% energia sostenibile; 10,1%...